Ghianda con cupola di Quercus robur
Ghianda di Quercus robur con cupola caratteristica. Wikimedia Commons, CC BY-SA.

Il genere Quercus in Italia

Le querce appartengono alla famiglia Fagaceae e al genere Quercus, rappresentato in Europa da specie decidue e sempreverdi. In Italia la distribuzione copre quasi tutta la penisola e le isole maggiori, con presenza documentata dal livello del mare fino a quote superiori ai 1000 m sul versante appenninico. La differenziazione ecologica tra le specie è notevole: alcune occupano fondovalle argillosi, altre colonizzano versanti calcarei aridi, altre ancora formano boschi costieri resistenti alla salsedine.

Dal punto di vista tassonomico, la distinzione tra le specie si basa principalmente su tre caratteri: la morfologia delle foglie (forma del lembo, presenza di peluria, profondità delle incisioni), la struttura della cupola che avvolge la ghianda e il portamento generale dell'albero. In condizioni di campo, l'identificazione richiede l'osservazione combinata di più caratteri, poiché alcune specie ibridano frequentemente tra loro.

Quercus robur — Farnia

La farnia è la quercia tipica delle pianure e delle zone umide. In Italia occupa principalmente la Pianura Padana, le pianure costiere adriatiche e le valli fluviali appenniniche, dove i suoli sono pesanti, ricchi di argilla e con buona disponibilità idrica. Tollera i ristagni d'acqua stagionali meglio delle altre specie del genere.

Le foglie sono sessili o quasi, con lobi arrotondati e due orecchiette basali ben evidenti. Le ghiande, al contrario, sono portate su peduncoli lunghi fino a 10 cm — caratteristica che ha dato origine all'altro nome comune, "quercia peduncolata". La corteccia dei rami giovani è grigio-brunastra e diventa profondamente solcata negli esemplari maturi.

Gli esemplari di farnia pluricentenari sono tutelati in diverse regioni italiane come alberi monumentali. Alcuni esemplari del Parco del Ticino e delle valli lombarde superano i 500 anni di età accertata.

Quercus pubescens — Roverella

La roverella è la quercia più diffusa sull'Appennino. Colonizza versanti calcarei e marnosi tra 200 e 1000 m di quota, tollerando condizioni di aridità estiva che limiterebbero altre latifoglie. Il nome "pubescens" si riferisce alla peluria presente sulle foglie giovani e sui rametti, visibile in primavera prima dell'indurimento fogliare.

Rispetto alla farnia, le foglie della roverella sono più piccole e con lobi meno profondi. La specie forma boschi aperti, con un sottobosco spesso ricco di arbusti mediterranei come l'orniello (Fraxinus ornus) e la carpinella (Ostrya carpinifolia). Sull'Appennino centrale e meridionale costituisce la fisionomia forestale dominante tra la fascia submontana e quella montana inferiore.

Bosco di Quercus pubescens in autunno
Bosco di roverelle in autunno. Wikimedia Commons, CC BY-SA.

Quercus ilex — Leccio

Il leccio è l'unica quercia sempreverde comune in Italia. Forma la vegetazione climax della macchia mediterranea, con presenza concentrata lungo la costa tirrenica, nelle isole maggiori (Sardegna, Sicilia, Elba) e nelle aree più calde della costa adriatica meridionale. In condizioni ottimali costituisce boschi densi, detti "leccete", con chioma perennemente chiusa che limita la luce al suolo.

Le foglie del leccio sono coriacee, con margine intero negli esemplari adulti e dentato nei polloni. La loro superficie superiore è verde scuro e lucida, quella inferiore grigio-tomentosa. Questa struttura riduce la perdita d'acqua nei mesi estivi, quando le temperature possono superare i 35°C e le precipitazioni sono minime.

Quercus cerris — Cerro

Il cerro è una delle querce più rappresentative del piano sub-montano appenninico, con presenza diffusa tra 400 e 1000 m. Le cupole delle ghiande hanno squame allungate e ricurve, che le rendono inconfondibili rispetto alle altre specie italiane. Le foglie sono profondamente lobate, con lobi appuntiti e mucronati, diverse dalla forma arrotondata della farnia.

Le cerrete formano boschi spesso puri o misti con roverella e carpino nero (Ostrya carpinifolia). Sull'Appennino centro-meridionale rappresentano una delle principali formazioni forestali di latifoglie. La specie è resistente alle perturbazioni e tende a ricolonizzare rapidamente le superfici pascolate abbandonate.

Caratteri diagnostici a confronto

Specie Foglia Ghianda Habitat tipico
Q. robur — Farnia Sessile, lobi arrotondati, orecchiette basali Peduncolo lungo (5–10 cm) Pianure umide, suoli argillosi
Q. pubescens — Roverella Piccola, lobi corti, tomentosa Peduncolo breve, cupola emisferica Versanti calcarei, Appennino
Q. ilex — Leccio Sempreverde, coriacea, intera negli adulti Piccola, cupola con squame piatte Macchia mediterranea, coste
Q. cerris — Cerro Profondamente lobata, lobi acuti Cupola con squame lunghe e ricurve Sub-montano, 400–1000 m

Ibridazione e variabilità

Le querce ibridano con una certa frequenza, in particolare nei territori dove due specie si incontrano. L'ibrido tra Q. robur e Q. pubescens (Q. × calvescens) è documentato su Appennino e Prealpi. Queste forme ibride presentano caratteri intermedi che possono rendere difficile l'identificazione in campo.

La variabilità intraspecifica è anch'essa marcata: esemplari di leccio cresciuti in condizioni costiere ventose sviluppano foglie molto diverse da quelli della medesima specie in bosco chiuso. Per identificazioni certe, soprattutto in contesti scientifici, si ricorre all'osservazione di caratteri stabili come la struttura delle cupole e la morfologia del frutto.

Fonti e approfondimenti

Per l'identificazione delle specie si rimanda alle schede presenti nella Flora d'Italia (Pignone, 1982) e alle risorse dell'ISPRA per la distribuzione forestale nazionale. Le immagini di questa pagina provengono da Wikimedia Commons con licenza pubblica.

Aggiornato: 22 maggio 2026